Articolo di Davide Rondini
 

 

Ci sono diversi modi per ricordare. Nell’anniversario dell’11 settembre, ad esempio, ci saranno a Milano filosofi che argomenteranno sul mondo “nuovo” e pur vecchissimo che è venuto alla luce. In ogni parte del mondo, compresa l’Italia sulla rivista Poesia, ci sono state raccolte di versi mossi da quegli eventi. A New York, tra le altre manifestazioni, ci sarà la proiezione di un film, opera di un giovane regista, John Touhey. S’intitola “September 12th”. Il film, che ha già avuto interessanti riconoscimenti in festival oltreoceano, è stato proiettato anche al Meeting di Rimini, alla presenza del regista. Mi è parso un modo eccellente per fare memoria, ovvero per non lasciare traquilla memoria della vita. Qui si fa fuori tutta la retorica possibile, e si va dritto al sodo. Un’opera, come sono state certe poesie pubblicate all’indomani della strage, che non gira intorno al vero dilemma vitale.

Un film a basso costo, di ambientazione strettamente e magicamente newyorkese, basato su una storia semplice. Mentre una famiglia sta tenendo un memoriale al cimitero per ricordare, dopo un paio d’ anni, una delle giovani vittime delle Twin towers, si presenta un distinto ed emozionato avvocato, che vorrebbe parlare alla madre della vittima. Dice di aver conosciuto la ragazza, Lory, e di avere qualcosa da dire. Ma, in tempo di sciacalli e di giri sporchi di assicurazioni, l’ex fidanzato di Lory reagisce e lo caccia via. Il film racconta in seguito il rapporto, pieno di conflitto e di disperazione, tra l’ex fidanzato e il fratello della ragazza. Entrambi hanno un ricordo “infelice” di Lory. Lei li aveva anche trattati male, traditi. Però ne sentono il vuoto. Touhey ha un ottima mano nel darci la “pittura” di questo rapporto. Dialoghi intensi, ambientazioni normali rese “surreali” da piccole accese presenze di colore, sospensioni e sfalsature del discorso. Tra i suoi maestri Kiesslovsky, evidentemente. Ma non solo. Ella spirale di questo riconoscimento di lei e tra loro, domina una specie di drammatica antipatia. L’ex fidanzato vive nella casa in cui stava con lei, tenuta ancora allo stesso modo. Non riesce più ad impegnarsi in una relazione, ha un grande buco dentro. E non sopporta, lui buon professionista, il buttarsi via un po’ randagio del fratello di Lory, che vive alla giornata. Due stili distinti, entro cui ci stanno tutti i possibili stili di vita nella città che non dorme mai. Ma accomunati da un vuoto in cui la memoria sembra perdersi, senza acquistare nulla. Come se il tempo, lavorasse solo contro la memoria di chi hanno amato. Cosa c’è in fondo alla perdita ? Nei dialoghi, negli inseguimenti e negli scontri tra i due giovani uomini –di grande suggestione quello tenuto su un coloratissimo gioco da parco per bambini- si agita un drmma violento e comune. Il giorno dopo, il 12, cosa sappiamo veramente delle vite perse l’11 ?

Il film si conclude con il fratello che decide di andare a trovare l’enigmatico avvocato comparso all’inizio. Il racconto che egli farà di come Lory è morta nell’inferno delle Twin, rimette in questione la memoria e la conoscenza di lei. Lui era là, e ha visto.

Un film intorno a “loss, memory and hope”, intorno al vero lavoro della conoscenza. I bravi attori, tra cui Joe Jacovino, James Garret, Ernest Mingone e altri, alcuni dei quali molto noti al pubblico delle fiction televisive amerciane, partecipano alla sfida del regista. E con lui vincono la sfida di questo piccolo grande film.